Aiutiamo Fausto

Oggi non abbiamo salvato alimenti, ma una PERSONA

2/1/20263 min read

Grazie se sei arrivato fin qui, vuol dire che Fausto, anche solo un po’, ti sta a cuore.

Fausto ha 26 anni, è italo-francese ed è un ex tossicodipendente. Da circa otto mesi sta cercando di rimettere insieme la sua vita. Alle spalle ha una storia familiare estremamente complessa: una madre che ancora oggi fa uso di droghe, un padre che lo ha abbandonato appena nato, una sorella che vive a Marsiglia e che è stata vittima di violenze e abusi da parte del suo compagno tossicodipendente.

L’unico vero punto di riferimento di Fausto è sempre stato uno zio, una persona che ha cercato di aiutarlo in ogni modo. Per evitare che la situazione precipitasse, lo aveva indirizzato verso una clinica psichiatrica a Tivoli. In quella struttura, però, Fausto non ha trovato cura, ma maltrattamenti quotidiani, incomprensione e isolamento. Giorno dopo giorno la situazione è peggiorata fino a quando ha deciso di scappare.

Dopo la fuga dalla clinica, Fausto si è messo in cammino a piedi da Tivoli fino a Roma Termini. Era stremato, fisicamente e mentalmente. Per reggere la fatica e la solitudine ha fumato una canna e si è addormentato su una panchina della stazione, in attesa di prendere il giorno seguente un treno per Anagni. Non era una meta casuale: due anni prima, prima dell’ingresso in clinica, Fausto era già stato seguito presso l’ospedale di Anagni.

Ed è proprio lì che lo abbiamo incontrato noi, all’interno del Centro di Salute Mentale. Siamo arrivati a Fausto grazie a una dottoressa straordinaria, una di quelle persone che non si limitano a svolgere il proprio lavoro, ma che cercano davvero una soluzione per chi hanno davanti. Prima di contattarci aveva provato a coinvolgere diverse realtà, anche molto conosciute, ma nessuno si è preso carico della situazione. La motivazione era sempre la stessa: la paura. Paura di accogliere un ragazzo considerato, a torto, “pericoloso”.

Ma Fausto non è pericoloso. È un ragazzo presente, educato, sorridente. È una persona che ha bisogno di relazioni, non di essere allontanata.

Abbiamo parlato con lui più volte e ci siamo fermati ad ascoltare davvero. Quello che abbiamo visto non è una persona da temere, ma una solitudine enorme, una solitudine che dura da troppo tempo.

Non abbiamo chiamato i servizi sociali perché conosciamo bene il tipo di percorso che avrebbero attivato e, in questo momento, non era quello giusto per Fausto. Serviva tutela, non un intervento che rischiasse di schiacciarlo ulteriormente. Abbiamo quindi contattato numerose comunità psicopsichiatriche nella speranza di trovare qualcuno disposto ad avviare un percorso serio, ma le risposte sono state sempre le stesse: rifiuto, distanza, timore. È difficile comprendere come realtà nate per accogliere possano avere paura di accogliere persone come lui.

L’unica realtà che ci ha realmente teso la mano è stata la comunità Nuovi Orizzonti. Hanno messo a disposizione uno psicologo, una persona reale con cui parlare, confrontarsi, respirare. In questa settimana Fausto ha già sostenuto due colloqui. Non è sufficiente, ma è un inizio vero ed è la dimostrazione che, quando si sceglie di accompagnare invece di etichettare, qualcosa può muoversi.

Come associazione Fratelli Tutti ci siamo trovati davanti a una scelta concreta: fare un passo indietro, come spesso viene consigliato, oppure fare un passo avanti, anche sapendo che sarebbe stato più grande di noi. Abbiamo scelto di non lasciarlo solo.

Oggi Fausto ha bisogno di cose semplici, normali, umane. Ha bisogno di un supporto psicologico stabile, più volte a settimana. Ha bisogno di una stanza vera, con una doccia e un letto dignitoso. Ha bisogno di una routine, di stabilità, di qualcuno che lo accompagni nella quotidianità. In questo momento non può vivere nei nostri spazi perché non sono adatti. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare da soli, ma non basta. Fausto ha bisogno di una stanza tutta sua in un appartamento, seguita anche da un OSS specializzato che lo aiuti nelle attività quotidiane e nella gestione della terapia.

Senza un aiuto concreto, questo percorso rischia di fermarsi proprio ora, quando invece stanno emergendo i primi segnali positivi.

Questa raccolta fondi nasce da qui. Non per raccontare una storia drammatica, ma per dare continuità a un percorso che finalmente è partito. Tutto ciò che verrà raccolto sarà destinato esclusivamente al supporto psicologico, a un alloggio dignitoso e all’assistenza di base. Niente altro.

Non chiediamo pietà e non chiediamo miracoli. Chiediamo una mano, perché questo passo, da soli, è troppo grande. Anche un aiuto piccolo può fare la differenza. Anche solo condividere questa raccolta è già un modo per esserci.

Fausto non è una persona pericolosa. È una persona sola. E noi abbiamo deciso di non lasciarla indietro.

Fratelli Tutti ODV

P.S. Fausto vi saluta tutti e vi aspetta per scambiare due chiacchiere in magazzino con noi.